Coldiretti Calabria: impegno straordinario per sostenere persone indigenti

Covid taglia di 1/3 il menù di Natale. Tanti prodotti made in Italy dagli agricoltori di Campagna Amica– Coldiretti Calabria ai più bisognosi

spesa sospesa Coldiretti Calabria

Coldiretti Calabria: impegno straordinario per sostenere persone indigenti

Per contrastare le nuove povertà e il disagio sociale, frutta, verdura, formaggi, salumi, pasta, conserve di pomodoro, vino e olio 100% italiani, di alta qualità e a chilometro zero vengono distribuiti in questi giorni dalla dagli agricoltori di Campagna Amica – Coldiretti  ai più bisognosi nell’ambito dell’iniziativa la “spesa sospesa” che è in atto nei mercati di Campagna Amica di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria.

Inoltre – riferisce Coldiretti – in collaborazione con diverse associazioni di volontariato che si occupano di disagio e assistenza ai poveri, sono stati distribuiti pacchi di pasta fatta con grano 100% italiano. Questo impegno di condivisione e solidarietà – informa Francesco Cosentini direttore della Coldiretti Calabria – continua con la consegna, in occasione del Natale, a diverse famiglie e indigenti di pacchi regalo. Un contributo determinante al raggiungimento dell’obiettivo è venuto dal management dei Consorzi Agrari D’Italia (Cai). E della Coldiretti che ha deciso di rinunciare a propri compensi a favore di una operazione di solidarietà. Ma la crisi generata dal Covid taglia di 1/3 i menu di Natale degli italiani con una riduzione del 31% della spesa rispetto allo scorso anno. Ed un valore medio che scende a 82 euro per famiglia.

Questo emerge dall’indagine Coldiretti/Fondazione Divulga diffusa in occasione dell’Assemblea della Coldiretti . Che ha visto la partecipazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola.

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Coldiretti Calabria

“L’Italia riparte dagli eroi del cibo” questa la linea conduttrice. In altre parole è tagliata – spiega Coldiretti – una portata su tre rispetto ai lunghi pranzi degli scorsi anni. A pesare – sottolinea la Coldiretti – è l’invito a festeggiare tra conviventi e a ridurre drasticamente il numero delle persone a tavola, che significa di fatto maggiore sobrietà con meno brindisi ed un netto taglio delle portate.

A questo si aggiungono – precisa la Coldiretti – i limiti agli spostamenti, il coprifuoco e il clima di preoccupazione e le difficoltà che spengono l’aria di festa a scapito dei consumi fuori casa in ristoranti ed agriturismi con appena il 4% degli italiani che ha infatti deciso di recarsi a mangiare fuori. Meno della metà di quelli dello scorso anno (-60%). Il risultato è che il 2020 fa segnare la spesa più bassa per le tavole di Natale degli italiani da almeno un decennio. Anche se – sottolinea la Coldiretti – resistono i prodotti nazionali simbolo del tradizionale appuntamento con cali contenuti che vanno dal -15% per lo spumante al -4% per i panettoni mentre crolla dell’80% lo champagne.

Si registra infatti una decisa svolta nazionalista con la tendenza di più di 8 italiani su 10 (82%) a privilegiare sulle tavole prodotti locali e Made in Italy per sostenere l’occupazione e l’economia locali, in una situazione di difficoltà determinata dall’emergenza coronavirus.

L’agroalimentare è – precisa la Coldiretti – la voce più importante del budget che le famiglie italiane destinano alle feste di fine anno. Ma il crollo del budget per la tavola del Natale è solo la punta dell’iceberg delle difficoltà in cui ci troviamo. Con oltre 80mila calabresi che per le feste di Natale sono costretti addirittura a chiedere aiuto per il cibo da mangiare nelle mense o con la distribuzione di pacchi alimentari a causa della crisi economica legata al Covid.

Fra i nuovi poveri nel Natale al tempo del Covid ci sono anche coloro che hanno perso il lavoro. Piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere. Le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie che hanno subito limitazioni rese necessarie dalla diffusione dei contagi per Covid. Persone e famiglie che mai prima d’ora – conclude Coldiretti – avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche.