Il Laboratorio Civico Calabria firma il “Manifesto per il Sud”

E’ di queste ultime ore la firma de “Il Manifesto per il Sud”. Non una lamentatio ma una proposta concreta per ridurre le ataviche differenze tra il Nord ed il Sud del nostro Paese.

Laboratorio Civico

La annosa “questione meridionale” ancora non trova soluzione ma sono ben 200 i firmatari di questo Manifesto.

A formare il comitato promotore solo studiosi, ricercatori, analisti ed osservatori economici. Alcuni nomi illustri, in testa Adriano Giannola, presidente dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno – SVIMEZ, Gerardo Bianco, presidente dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia- ANIMI, Antonello Fiore, presidente della Società Italiana di Geologia ambientale).

Laboratorio Civico Calabria
Laboratorio Civico Calabria

Le “firme in calce” sono di eminenti personaggi non solo meridionali, a sottolineare l’impellenza di una decisione definitiva volta a risolvere questo divario non più accettabile: rettori ed ex rettori Gerardo Canfora (Sannio), Alberto Carotenuto (Parthenope), Fabio Pollice (Salento), Giovanni Puglisi (Enna), Roberto Tottoli (L’Orientale), Giovanni Di Giandomenico (Pegaso), Francesco Profumo (ex Politecnico di Torino, ex presidente del Cnr e ex ministro). E poi ancora lo storico Giulio Sapelli, Francesco Barbagallo, Silvia Carandini, Cesare De Seta, Ugo Leone, Gabriele Lolli, Andrea Patroni Griffi, Giorgio Ventre.

In sintesi: la premessa del Manifesto-appello al governo è che dei 209 miliardi del Recovery fund destinati all’Italia, 111 mld, in base ai parametri europei (coesione, disuguaglianze, sviluppo sostenibile e tecnologico), «sarebbero riconducili al Sud. Un dato, non una rivendicazione. Una denuncia, che invita a porre fine allo spreco di enormi potenzialità, ad arrestare la disgregazione frutto del crescente divario Nord-Sud e di quello, ancora più allarmante, tra Italia ed Europa».

Nel “Manifesto per il Sud”, si legge: “L’imperdonabile miopia che ha determinato, con la ghettizzazione del Mezzogiorno, la dissipazione della rendita mediterranea, pone l’assoluta priorità al Recovery plan di avviare la necessaria integrazione logistica per fruire appieno della rendita posizionale del Mediterraneo.”

Per farla breve, occorre una svolta per diminuire il più possibile soprattutto il «divario infrastrutturale» e quindi investimenti su reti ferroviarie veloci, porti e autostrade del mare, strade. «Le infrastrutture — scrivono i firmatari — siano funzionali alla rigenerazione urbana, alla mitigazione dei rischi (cominciando da quello vulcanico, sismico e idrogeologico)».

L’obiettivo pertanto è una “rivoluzione logistica” finalizzata al riposizionamento dell’Europa intera nel Mediterraneo che non può più escludere il Sud dell’Italia, non solo per ovvi motivi geografici, ma anche e soprattutto per essere sempre stato culla di cultura e civiltà. E quindi le grandi opere strategiche da realizzare: la Tav Salerno-Reggio Calabria, la Tac-Tav Napoli-Bari, funzionale alle Zes dei porti di Napoli, Bari, Taranto, Gioia Tauro che, al contempo, recupera Irpinia, Sannio e Murge «dalla marginalità delle aree interne». I sottoscrittori chiedono infine al governo «di far proprie le priorità esposte e di onorarle per le evidenze che la ragione impone, con l’urgenza che la situazione comanda».

Il messaggio è unanime, forte e chiaro: le risorse devono essere utilizzate per rilanciare il Mezzogiorno, questo Sud che ancora non decolla. Quante volte Giustino Fortunato si sarà rivoltato nella tomba?

Ma dobbiamo ringraziare anche Mister Covid perché ha scoperchiato non solo una “pentola a pressione” che si chiama questione meridionale ancora irrisolta ma ha dato l’opportunità al popolo degli intellettuali di ricominciare a prendere posizioni precise su temi fondamentali per la crescita e lo sviluppo della nostra società e quindi dell’intera Nazione.

Concludendo, senza la rinascita del Sud, non c’è sviluppo né per l’Italia né tantomeno per tutta l’Europa.
Altra considerazione fondamentale da fare è relativa al flusso migratorio “di ritorno” dal nord verso il sud del nostro paese. Improvvisamente, la tanto dibattuta problematica relativa alla “fuga dei cervelli” dal Mezzogiorno non solo si è arrestata, ma si è registrato un inatteso grande rientro a casa. Lo smartworking ha permesso questo. Scrive Tonino Perna il 24/11/2020 sul Manifesto: “Si sta verificando quindi un inatteso “riequilibrio” di forza lavoro che andrebbe analizzato nei dettagli e accompagnato da politiche nazionali e locali, che lo incentivino, offendo adeguati servizi: sanità efficiente, connessione digitale, animazione culturale, ecc. Questo “new deal” riguarda non solo il governo, ma anche gli enti locali e il sindacato. Il governo potrebbe incentivarlo sgravando gli oneri sociali alle aziende del Nord per ogni lavoratore in southworking. Gli enti locali potrebbero offrire spazi pubblici gratuiti per il cooworking, oltre a migliorare i servizi pubblici e la connessione digitale.”

Tantissime perciò le azioni da intraprendere per ripensare ai contratti di lavoro in questa “chiave di riequilibrio territoriale”, che potrebbe offrire da una parte dei vantaggi alle grandi città, decongestionandole, e dei vantaggi alle aree marginali che conoscerebbero una nuova rivitalizzazione. E poi ci sono gli imprenditori che potrebbero avere dei risparmi di non poco conto, per esempio sui buoni pasto, o minori spazi da utilizzare, e i lavoratori che rimanendo a casa propria, al Sud, potrebbero risparmiare sul costo dell’abitazione, sul trasporto, sulla cura della casa e dei figli, ecc. E’sempre stato valido l’obiettivo del lavoratore di avere la propria casa vicina al posto di lavoro ma, grazie a questa emergenza sanitaria, ci auguriamo di entrare in una nuova stagione, ripensando anche al rapporto tra luogo di lavoro e residenza.

Sono tante le riflessioni suscitate da questa pandemia e siamo chiamati ad avere nuove visioni e a ripensare a nuove strategie per sfruttare tutte le opportunità possibili per il rilancio della nostra regione.
Il Laboratorio Civico non può pertanto rimanere sordo a questo appello e fortemente sottoscrive e promulga questo “Manifesto per il Sud”. E’ nostra intenzione diventare referenti principali per la nostra città di Rende in primis e per tutta la Calabria poi, promotori attivi di questa “rivoluzione” destinata a rompere definitivamente con un passato politico regionale che ben poco ha fatto per diventare volano di crescita e sviluppo concreto. Una classe politica che ha sempre arrancato nel panorama politico nazionale, rinunciando gradatamente a diventare una vera e propria paladina di quei valori, morali e civici, che il popolo Calabrese oggi rivendica con forza.

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